Il porto di Savona: duemila anni di storia e un futuro verde
Una città che esiste perché esiste il suo porto
Savona senza il porto non sarebbe Savona. Non è una metafora: la città è nata attorno al suo approdo naturale, è cresciuta grazie ai traffici commerciali che vi transitavano, ha sofferto quando il porto ha sofferto, e si sta reinventando seguendo la rotta che il porto sta tracciando. Per capire Savona — la sua storia, la sua identità, il suo futuro — bisogna partire da qui: da questo specchio d'acqua che per duemila anni ha guardato verso il Mediterraneo.
Le origini: da Roma al Medioevo
Il fulcro dell'economia urbana è il porto, che fin dalle origini ha permesso alla città di svolgere importanti funzioni commerciali. Già in epoca romana, lo scalo savonese era punto di transito per merci e persone lungo la costa ligure. Nel Medioevo, il porto di Savona divenne uno dei principali scali del Mediterraneo occidentale — abbastanza importante da fare gola a Genova, che nel 1528 decise di silenziarlo definitivamente, interrando il bacino portuale e costruendo la Fortezza del Priamar sul promontorio che lo dominava.
Il Novecento industriale: la funivia e il carbone
Diciotto chilometri di acciaio sopra le montagne
Dai primi decenni del Novecento il porto è servito da una funivia di 18 km, costruita per il trasporto del carbone al di là dello spartiacque montano. Un'opera ingegneristica straordinaria per l'epoca: gondole di carbone che volavano silenziosamente sopra boschi e borghi dell'entroterra, collegando il porto con le industrie piemontesi. Le ex Funivie sono ancora oggi uno dei simboli visivi più riconoscibili del waterfront savonese — e il nuovo masterplan del fronte mare le ha inserite come riferimento storico da valorizzare nella riqualificazione urbana.
La specializzazione petrolifera
Negli anni Sessanta la convergenza di grandi correnti di traffico di merci varie nel vicino grande porto genovese costrinse Savona a specializzarsi nello sbarco di alcuni prodotti, in particolare quelli petroliferi. Una scelta obbligata, frutto della competizione con il gigante genovese, che plasmò per decenni il paesaggio industriale della costa savonese.
La svolta turistica: il porto delle crociere
Successivamente il porto di Savona è stato oggetto di una serie di trasformazioni che hanno visto un graduale trasferimento delle attività di porto industriale nell'area di Vado Ligure, mentre lo scalo savonese, completamente rinnovato nelle sue infrastrutture, ha accentuato la propria vocazione turistica, puntando soprattutto sul traffico passeggeri e diventando, come capolinea della società Costa Crociere, uno dei più importanti porti italiani per le navi da crociera.
Oggi il porto di Savona è uno degli scali crocieristici più attivi del Mediterraneo, con migliaia di passeggeri che ogni settimana salgono e scendono dalle grandi navi nel cuore della città — a pochi passi dal Priamar, dal centro storico e dalla Torre del Brandale.
Il Masterplan: riconnettere il porto alla città
Venti milioni per il fronte mare di levante
Il Masterplan rappresenta il disegno organico di una porzione strategica che è la porta di ingresso alla città, ma è anche simbolo di un passato industriale e portuale che poi si è trasformato in area di degrado. Questo disegno potrà simboleggiare il rilancio della città insieme al suo porto.
L'obiettivo dichiarato è ambizioso: ottimizzare l'interazione porto-città garantendo lo sviluppo e la sostenibilità delle attività portuali e la valorizzazione del territorio, creare nuovi spazi pubblici, connettere città e mare riportando i cittadini a contatto con l'acqua, valorizzare la storia integrando il nuovo fronte mare con i riferimenti storici presenti, dalla Torretta fino allo spazio delle ex Funivie.
L'alleanza porto-città
Il Masterplan suggella l'alleanza tra porto e città che deve costituire l'asse portante dello sviluppo savonese — un concetto che segna una svolta culturale importante: il porto non più come area industriale separata dalla vita cittadina, ma come spazio condiviso, aperto, connesso al tessuto urbano.
Il futuro green: Smart Grid e idrogeno verde
La Smart Grid completata nel 2026
Si sono conclusi, nel pieno rispetto del cronoprogramma del PNRR con scadenza al 30 giugno 2026, i lavori per la realizzazione del sistema energetico integrato Smart Grid nell'ambito del progetto "Green Ports", che punta a rendere le attività portuali sempre più sostenibili attraverso l'efficienza energetica e l'impiego di fonti rinnovabili. Un traguardo concreto, finanziato dal PNRR, che posiziona il porto di Savona tra i più avanzati d'Italia sul fronte della transizione energetica.
Fotovoltaico e idrogeno verde
Tra gli interventi e le prospettive legate alla transizione energetica e alla sostenibilità ambientale figurano l'installazione di impianti fotovoltaici nelle aree portuali e le progettualità in corso per lo sviluppo di soluzioni innovative, come la produzione di idrogeno verde in ambito portuale.
Il nuovo Piano Regolatore Portuale
La grande sfida legata allo sviluppo sostenibile riguarderà anche il nuovo Piano Regolatore Portuale, ovvero come sarà il porto da qui ai prossimi 30 anni. Una sfida da vincere grazie a una larga condivisione con il territorio. La provincia di Savona ha dimostrato di saper fare sistema, trasformando la crisi complessa in un'opportunità di sviluppo, dalla costa all'entroterra.
Il porto come esperienza turistica
Per il visitatore che arriva a Savona, il porto non è solo infrastruttura: è paesaggio, è storia, è punto di osservazione privilegiato. La Vecchia Darsena — oggi riqualificata con ristoranti, locali e imbarcazioni turistiche — è il luogo più vivace del waterfront, a pochi passi dal centro storico e dal Priamar. Il Molo Marinai d'Italia, da cui partono i tour di osservazione dei cetacei, è il punto da cui ogni mattina le navi da crociera scivolano lentamente verso il Mediterraneo aperto — uno spettacolo gratuito e silenzioso che vale da solo una mattinata in città.