Sandro Pertini: il presidente partigiano nato a due passi da Savona
Le radici savonesi: dal Liceo Chiabrera all'avvocatura
Gli anni di formazione a Savona
Pertini cresce in una famiglia benestante, quarto di cinque fratelli. Studia prima presso il collegio dei Salesiani a Varazze, poi al Liceo Ginnasio "G. Chiabrera" di Savona — lo stesso teatro che oggi porta il nome di Chiabrera, nel cuore della città. Nel 1923 consegue la laurea in giurisprudenza, poi quella in scienze politiche e sociali, e apre uno studio legale proprio a Savona.
L'antifascismo che costa caro
Nel dopoguerra si iscrive al Partito Socialista Unitario nella sezione di Savona. Ma l'Italia stava cambiando: il suo ufficio di avvocato a Savona viene devastato più volte dalle squadre fasciste, viene picchiato dalle camicie nere per aver indossato una cravatta rossa. Nel 1925 è condannato a otto mesi di carcere per aver redatto e distribuito il foglio clandestino Sotto il barbaro dominio fascista. Beneficia di un'amnistia, ma le persecuzioni non si fermano.
Gli anni più bui: carcere, confino e condanna a morte
Quattordici anni di prigionia e confino
La sua militanza antifascista gli costa quattordici anni tra carcere e confino. Nel 1926, per sfuggire alla repressione, fugge in Francia — prima a Parigi, poi a Nizza, dove ottiene asilo politico. Rientra clandestinamente in Italia nel 1929, viene arrestato e condannato. Prima il carcere, poi il confino alle isole di Ponza e Ventotene. Liberato nel 1943 con la caduta del fascismo, viene catturato subito dopo dalle SS.
La condanna a morte e la fuga rocambolesca
Arrestato a Roma nell'ottobre 1943 e consegnato alle autorità germaniche, viene condannato a morte insieme con Giuseppe Saragat. La sentenza non viene eseguita grazie a un'audace azione dei partigiani delle Brigate Matteotti che, il 24 gennaio 1944, permette la loro fuga dal carcere di Regina Coeli. È uno di quei momenti in cui la storia svolta su un filo sottilissimo — e quella fuga restituì all'Italia uno dei suoi uomini più straordinari.
La Resistenza: da fuggitivo a comandante
Dopo la fuga, Pertini non si nasconde: organizza e coordina la lotta armata nelle regioni del Nord. Diventa uno dei massimi dirigenti del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia e tra gli organizzatori dell'insurrezione del 25 aprile 1945 — la data che segnò la fine dell'occupazione nazifascista in Italia.
Per il suo comportamento eroico a Porta San Paolo, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, riceverà nel 1958 la Medaglia d'oro al valor militare per meriti partigiani. La medaglia d'argento proposta nel 1917 per il suo valore in guerra, invece, gli era stata negata per anni perché segnalato come simpatizzante socialista — e gli verrà consegnata solo nel 1985, quasi settant'anni dopo.
La vita politica: dal Parlamento al Quirinale
Deputato, senatore, Presidente della Camera
Nel dopoguerra Pertini entra nella vita politica istituzionale. Deputato alla Costituente nel 1946, parlamentare per decenni nel collegio Genova-Imperia-La Spezia-Savona, nel 1968 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati — carica che ricopre per due legislature consecutive, fino al 1976, con uno stile diretto e schietto che diventa la sua firma riconoscibile.
Il presidente di tutti gli italiani
L'8 luglio 1978, a 81 anni, Sandro Pertini viene eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana — primo socialista e unico esponente del PSI a ricoprire la carica. Il suo settennato, dal 1978 al 1985, è ricordato come uno dei più intensi della storia repubblicana: la strage di Bologna, il terremoto in Irpinia, il sequestro Moro, i Mondiali di Spagna del 1982 — Pertini fu sempre presente, sempre diretto, sempre umano. Nessun presidente prima di lui aveva abbracciato così apertamente i cittadini, parlato così senza filtri, pianto in pubblico senza vergogna.
«I giovani non hanno bisogno di prediche»
La frase che lo ha reso immortale nell'immaginario italiano è questa: «I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo». Una frase che, a distanza di decenni, risuona ancora come un monito attuale.
Pertini e Savona: un legame che non si spezza
Il Liceo Chiabrera e lo studio di avvocato
Savona è la città dove Pertini ha studiato, dove ha aperto il suo studio legale, dove ha fondato la sua coscienza politica antifascista. Il Teatro Chiabrera, dove oggi si svolgono le stagioni di prosa e lirica, è lo stesso liceo dove il futuro presidente si è formato.
Il Museo Pertini al Priamar
All'interno della Fortezza del Priamar, il Museo Sandro Pertini e Renata Cuneo — accessibile con il biglietto cumulativo MUSA — custodisce documenti, fotografie e oggetti personali del presidente, testimonianze di una vita straordinaria che iniziò proprio in questa terra.
Il Monumento alla Resistenza
Nel 1974, Pertini — allora Presidente della Camera — inaugurò a Savona il Monumento alla Resistenza realizzato dallo scultore Agenore Fabbri, in Piazza Martiri della Libertà. Un gesto che sigilla il legame tra l'uomo, la città e la memoria della lotta partigiana.
Come visistare i luoghi pertiniani
- Casa natale a Stella San Giovanni: a circa 20 km da Savona, oggi sede del Museo Casa Museo Pertini — verificare orari di apertura prima della visita
- Museo Pertini al Priamar: incluso nel biglietto cumulativo MUSA da 15 euro, valido sette giorni
- Monumento alla Resistenza: Piazza Martiri della Libertà, centro di Savona — accesso libero e gratuito
- Teatro Chiabrera: il liceo dove Pertini studiò, oggi uno dei teatri storici più belli della Liguria